La riforma della legittima difesa: uno sguardo d'insieme alla recente proposta legislativa

Vittoria Boselli

Il 3 ottobre 2018 la Commissione Giustizia del Senato ha adottato un testo unificato avente ad oggetto misure urgenti per la massima tutela del domicilio e per la legittima difesa.
Il provvedimento va a modificare in modo rilevante due fondamentali istituti del codice penale: la legittima difesa (art. 52 c.p.) e l’eccesso colposo (art. 55 c.p.). A ciò si aggiungono ulteriori interventi modificativi che interessano non solo la parte speciale del codice penale, ma anche disposizioni del codice di rito.

L’istituto della legittima difesa rientra nel novero delle cause di giustificazione del reato: se sussistono tutti i presupposti elencati dalla norma, la reazione difensiva viene consentita dall’ordinamento in virtù della necessità di difendere un diritto proprio o altrui. Si richiede però che sussista un rapporto di proporzione fra l’entità dell’aggressione e della reazione. La prima modifica proposta riguarda proprio questa parte: si introduce l’avverbio “sempre” in relazione alla sussistenza della proporzionalità nella fattispecie prevista dal secondo comma dell’art. 52 c.p. Si vuole limitare la valutazione discrezionale da parte del giudice in merito alla sussistenza caso per caso della proporzionalità: “è sempre proporzionata la legittima difesa nei casi in cui…”. 
L’intento di allargare le maglie della legittima difesa c.d. domestica viene ulteriormente ribadito dall’aggiunta di un quarto comma all’art. 52: “nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica”. Si noti, però, che in tal caso ad essere presunta ex lege è la sussistenza stessa della scriminante e non già soltanto il requisito di proporzione.

L’articolo 55 c.p. invece contiene la disciplina dell’eccesso colposo dei limiti stabiliti dalla legge nei casi previsti dagli artt. 51, 52, 53, 54 c.p. (rispettivamente esercizio di un diritto, legittima difesa, uso legittimo delle armi, stato di necessità). La norma prevede che in questa fattispecie si applichino le disposizioni che riguardano i delitti colposi, se previsti. 
La modifica a questo articolo è estremamente rilevante: infatti, si aggiungerebbe un nuovo comma che prevede l’esclusione della punibilità nel caso in cui il fatto sia stato commesso “in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto” nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell’art. 52 c.p. 
Tutto ciò opererebbe in presenza delle condizioni sancite dall’art. 61 co. 1 n. 5 c.p., cioè se l’aggressore avesse commesso il delitto approfittando di “circostanze di tempo, di luogo, di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la difesa”. 
L’importanza di questa modifica sta proprio in questo passaggio: si introdurrebbe una clausola di esclusione della punibilità in relazione ad uno stato emotivo collegato alla situazione di pericolo imminente. Sembra quindi che la nuova previsione costituisca una deroga rispetto all’art. 90 c.p., la cui ratio legis è evitare che possa essere considerato non punibile qualunque delitto impulsivo, indipendentemente da uno stato di menomazione della lucidità del soggetto agente.

Ulteriori modifiche verrebbero apportate ad altri istituti in modo strettamente collegato alle fattispecie degli artt. 52 e 55 c.p.. 
Alcune fattispecie di reato subirebbero modifiche alla pena edittale: agli artt. 614 c.p. (violazione di domicilio) e 624 bis c.p. (furto in abitazione o furto con strappo) si introduce un aumento sia di pena massima che minima; all’art. 628 c.p. (rapina) si eleva invece di un anno la pena minima. ¬
Un’altra modifica che la riforma apporterebbe è quella all’art.165 c.p. (obblighi del condannato): si inserisce una condizione che subordina la sospensione condizionale della pena di chi è già stato condannato al pagamento integrale del danno causato alla persona offesa nei casi previsti dall’art. 624 bis c.p. 
Importante sarebbe inoltre l’aggiunta di due commi all’art. 2044 c.c. in tema di responsabilità civile: uno in caso di legittima difesa, per cui si escluderebbe la responsabilità per i danni causati nelle ipotesi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell’art. 55 c.p.; l’altro sull’eccesso colposo, per cui è invece prevista una indennità la cui misura è lasciata alla sensibilità del giudice, ma con un vincolo per il magistrato giudicante a tener conto “della gravità, delle modalità realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato”. 
I due istituti sarebbero inoltre inseriti nella “corsia preferenziale” della giustizia processuale, modificando l’art. 132 bis co.1 disp. att. c.p.p. solo in relazione ai delitti previsti dagli artt. 589 e 590 c.p. (omicidio colposo e lesioni personali colpose).
Si aggiungerebbe una specificazione all’art. 115 del d.P.R. 115/2002 (disposizioni in materia di spese di giustizia), aggiungendo le fattispecie degli artt. 52 e 55 c.p. alle ipotesi di liquidazione dell’onorario e delle spese al difensore di persona ammessa al programma di protezione dei collaboratori di giustizia. Tuttavia, è una modifica di scarsa rilevanza per la questione in esame.

La proposta in esame mostra già ad una prima lettura determinati elementi di criticità che potrebbero scontrarsi con quanto già previsto dall’ordinamento penale.

 
This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now